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Ju Jitsu - Kobudo - Krav Maga - Self Defence

Rescaldina (Mi) - Via Cesare Battisti N.9 - (palestra scuole elementari)

KOBUDO

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LE ORIGINI

 
 
Le armi del Kobudo derivano quasi tutte da attrezzi di uso quotidiano. L'evoluzione di questi attrezzi da lavoro in armi devastanti è collocabile direttamente ad una necessità di sopravvivenza di popolazioni su cui si accanivano pirati e signorotti in cerca di oro e di gloria. È una storia che sprofonda nel tempo e che da Okinawa si diparte in mille rivoli. Essa assorbe e trasforma tecniche antiche che viaggiavano con monaci erranti, guerrieri Ronin, commercianti, giramondo, principi fuggiaschi, umili pescatori, contadini, malfattori. È un crogiolo di esperienze da cui si ergeranno, potenti, le grandi scuole di Jujitsu, Karate, Kobudo, Taekwendo, Kung-fu, Mae-tai.

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IL KOBUDO DI OKINAWA


Le armi del Kobudo hanno origini diverse, alcune delle quali si perdono nel tempo: il Surucin risale all’età della pietra come una formidabile arma per la caccia. Il Nunchaku sembra derivi dal “morso del cavallo”. Il Tonfa usato come manico scorrevole per le macine del riso. il Sansetsukon usato per “battere i legumi”. il Bo per il trasporto “a bilancia” di carichi molto pesanti. Tra le armi più conosciute ci sono poi la Kuwa (zappa), l’Eku (remo) e il Kama (falcetto).


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IL BO


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Il BO è l'arma per eccellenza del Kobudo. È la più diffusa e la più studiata. Leggiamo nel BUBISHI cinese (WU-BEI-ZHI) nella parte dedicata allo SHAOLIN KONPO (il metodo del bastone di SHAOLIN) che:

“Tutte le arti marziali hanno origine dall'arte del bastone la quale ha origine nel tempio di SHAOLIN”.

Il KIKOSHINSHO (antico manuale cinese) recita: “usare il BO è come leggere “i quattro libri” e “le sei teorie” intendendo che dopo aver studiato l'arte del BO si apprende più facilmente tutto ciò che attiene alle altre arti marziali. Come tutte, o quasi, le discipline marziali di Okinawa, la disciplina del BO (KONPO) è la sintesi di varie scuole sia cinesi sia Okinawesi (SAN-BO). Anche nel nome -KON- c'è una notevole assonanza con K'UN (nome cinese del BO).Il KONPO viene così definito perché il suo studio fa riferimento alla filosofia taoista, in netta contrapposizione al BO-JUTSU che si ferma alla dimensione tecnica dello studio. Diversi sono i materiali usati per costruire il BO: quercia rossa, bianca, nespolo, kuba. Tutti alberi solidi e flessibili, proprio della zona subtropicale in cui è collocata Okinawa. Anche la lunghezza è diversificata; abbiamo la lunghezza standard di 182cm. È il ROKUMABU-BO (bastone lungo sei shaku; uno shaku=30cm). Poi abbiamo lo YONSHAKU-BO (120cm); il BOJOBO, il BO da cavallo (4 m) Il BO ha diverse forme: il MARUBO è cilindrico, chiamato anche TAMBIN è il bastone-bilanciere portato sulle spalle, alla cinese, per trasportare carichi pesanti. Poi abbiamo il KAKUBO a sezione quadrangolare; il ROKKAKUBO esagonale; l'HAKKAKUBO ottagonale. Attualmente viene usato il BO biconico che è estremamente bilanciato e può facilmente sganciarsi nel caso fosse bloccato con un'arma adeguata. Il BO biconico ha la misura standard di 182 cm, la parte centrale (CKUKON-BO) ha un diametro di 3 cm mentre le due estremità (KONTEI) hanno un diametro di 2,5 cm. Il BO prevede lo studio di numerosi kata. I principali sono:
BO-KION-KATA, SHUSHI-NO-KON, CHOU-NO-KON, SAKUGAWA-NO-KON, TSUKEN.NO-KON, SHISHI-NO-KON, SOESHI-NO-KON, YONEGANA-NO-KON, HAKUTARU-NO-KON, YARA-NO-KON.



EKÛ (REMO)


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Originario, tecnicamente parlando, di Okinawa, si sviluppa sull'isola per mezzo di un pescatore di nome AZATO e soprannominato AKAKU (uomo rosso) che accolse il maestro CHIKIN SHOSOKU OYAKATA che, condannato a morte a causa di lotte di potere nella città di Shuri, venne condannato ed esiliato sull'isola di Tsukenjina dove egli abitava. Il maestro CHIKIN insegnò l'arte del BO ad AZATO che in breve tempo superò in bravura anche il maestro, tanto che creò un kata di remo per autodifesa contro avversari armati di spada, lancia e bastone. L'EKÛ viene chiamato anche RYOSHI NO KATANA (la spada dei pescatori).



NUNTI BO


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Probabilmente era inizialmente un attrezzo di pescatori che lo usavano come fiocina. Le tecniche sono affine al BO dell’isola di Tsuken, nelle Ryukyu.

 

TUNKUWA - TONFA

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È letteralmente “sfilato” dal classico mortaio rotante per cereali e riso, ancora oggi usato in alcune zone dell’Asia. È un’arma temibile per la sua efficacia. Alcune scuole di Kung-fu insegnano ancora oggi kata di TUKUNWA chiamati KUAI. Una variante con una cordicella che dall’estremità dell’arma viene fissata all’avambraccio è usata in Thailandia. È da rilevare che lo studio sistematico di quest’arma avvenne in Okinawa.


NAGINATA - YARI (la lancia)

Lancia= yari, di varie forme e peso le lame delle lance erano note per la loro qualità e forgiatura; le lance più comuni erano quelle con la punta diritta, yari e quelle con la punta curva, naginata, molto usate e apprezzate. Il naginata era usato inizialmente da monaci guerrieri, poi durante la guerra tra i Taira ed i Minamoto venne adottata come arma dai soldati che la trovavano molto versatile ed efficace.

 

NAGINATA

 


Le lame possono arrivare fino ad un metro e trenta di lunghezza, questo tipo si chiama shobuzuki-naginata; durante l'era Meji, dopo la creazione del Butokukai, la pratica del naginata perde il suo carattere militare (Bujitsu) per diventare una disciplina personale (Budo).
Questa lancia veniva chiamata anche "Arma delle donne" in quanto le donne dei samurai ne imparavano l'uso prima dei 18 anni; i guerrieri esperti nell'uso del naginata erano molto temuti proprio perché grazie a speciali tecniche riuscivano ad affrontare e vincere più avversari contemporaneamente.


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NUNCHAKU-SOSETSUKON

 

Il Nunchaku, detto anche "flagello" presso gli Occidentali, è probabilmente l'arma più popolare tra quelle messe a disposizione dall'arsenale delle arti marziali. Il Nunchaku è un'arma dalla aconcezione molto semplice, in quanto è costituita essenzialmente da due bastoni, leggermente più larghi alle estremità, della lunghezza di circa 30 - 35 cm e da una corda o da una catena della lunghezza di 9-10 cm. La lunghezza dei bastoni, è data dal fatto che essi devono coprire la distanza esistente tra il centro del palmo della mano e la punta del gomito. La lunghezza della corda, o della catena, che congiunge i due bastoni non è casuale, infatti essa non deve essere troppo lunga per evitare che i bastoni ruotino in maniera irregolare, nè deve essere troppo corta, in quanto un'eccessiva frizione dovuta alla rotazione potrebbe causarne la rottura. In alcuni casi su uno dei bastoni viene praticato un foro in modo che la rotazione produca un suono simile ad un fischio. Alcuni Nunchaku presentano delle effigi sui bastoni, esse possono svolgere due diverse funzioni: la semplice valorizzazione estetica del legno, oppure (come nel caso delle incisioni), possono essere utili a mantenere più salda la presa.
aGeneralmente il Nunchaku s'impugna con una sola mano e può essere fatto roteare in tutte le direzioni. Si tratta di un'arma di offesa, ma può essere utilizzata anche per difendersi. In linea di massima i colpi vengono inferti sfruttando la forza centrifuga prodotta dalla rotazione delle barre di legno; ma il Nunchaku può essere sfruttato anche come una morsa per bloccare le armi o gli arti degli avversari; oppure è possibile sferrare colpi utilizzando l'estremità o la cima di uno o di entrambi i bastoni. 
Con tutta probabilità il Nunchaku veniva originariamente utilizzato in Cina come strumento per batter il grano e il riso, successivamente venne trasformato in un'arma utile ai contadini e ai monaci privi di altri strumenti di autotutela. Secondo alcune teorie, gli abitanti di Okinawa avrebbero appreso i primi rudimenti sull'uso marziale del Nunchaku intorno al XIII - XIV secolo dai Cinesi immigrati presso il centro di Kumemura. Successivamente avrebbero affinato la loro tecnica fino a sviluppare quella che noi possiamo ancora osservare nella pratica del Kobudo. 

Se questa tesi fosse dimostrabile, potremmo allora stabilire con certezza che il Nunchaku di Okinawa è una trasformazione dello Shuang Chin Kun e dello Shao Tse Kun utilizzati in Cina.
Tra queste armi, vi sono alcune differenze: il Nunchaku di Okinawa è formato da due barre ottogonali tenute insieme da una corda, mentre lo Shuang Chin Kun è costituito da due barre a sezione arrotondata tenute insieme da una catena.  
 
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Lo Shuang Chin Kun poteva essere di diverse forme: munito di due barre di uguale lunghezza; formato da tre barre unite da una catena (ed in questo caso veniva chiamato San Chin Kun); oppure formato da due barre di diversa lunghezza di cui la più corta veniva usata come mazza e la più lunga come manico. Quest'ultima versione aveva alcuni vantaggi: prima di tutto si potevano colpire gli avversari alla testa anche quando questi cercavano di proteggersi con uno scudo, ed in secondo luogo la lunghezza del manico impediva che le mani potessero essere colpite a causa di movimenti errati.
Generalmente le barre del Nunchaku sono costruite utilizzando legni duri e pesanti come quelli di ebano e di quercia, ad unirle vi è spesso una corda di seta, di nailon o una catena metallica. La tradizione vuole che le barre dei primi Nunchaku di Okinawa fossero unite grazie ad una fibra ricavata da un rampicante chiamato Kanda, che per gli abitanti delle Ryukyu possedeva dei poteri magici, o da un corda formata da crine di cavallo intrecciato (in Cina veniva utilizzata anche la paglia di riso intrecciata).
 

SANSETSUKON


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È un’arma cinese di cui si trovano tracce scritte in antichi testi con il nome di “SAN-CHIEH-KUN del tempio di Shaolin”. È un’arma che necessita di un completo controllo del corpo, sia per la difficoltà sia per la potenza che può generare. È considerato il fratello maggiore del NUNCHAKU. Una leggenda fa risalire l’invenzione di quest’arma al generale JIN-HONG-YAN, primo imperatore della dinastia SON (960-1279).


KAMA


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L’uso del KAMA, come arma, è datata ufficialmente nel 1314, durante l’epoca SANZAN-JIDAI, quando i contadini si rivoltarono contro un signorotto di Gyokujo. Come per gli altri attrezzi da lavoro, il contatto tra tecniche autocne e specialisti di arti marziali cinesi, svilupparono il potenziale di questi attrezzi sino a farli diventare vere e proprie armi alla pari con le altre discipline del BUDO. Era chiamato KAMA-NO-TI-MATAYOSHI (Matayoshi mani di falce), per la grande maestria nell’uso di quest’arma, il M° MATAYOSHI.

 

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aIl Kama (in italiano "falce" o "falcetto") è una delle armi più conosciute tra quelle disponibili nell'arsenale del Kobudo di Okinawa. Molto probabilmente il Kama, uno strumento agricolo usato durante il lavoro nei campi per falciare, arrivò ad Okinawa dalla Cina e si diffuse presto tra i contadini di quell'isola. La prima notizia che abbiamo della falce utilizzata come arma risale al 14° secolo, quando gli agricoltori di Okinawa diedero vita ad una rivolta come conseguenza del regime di sfruttamento al quale dovevano sottostare durante l'epoca dei "tre regni".  

                                       

Ben presto, l'arte del combattimento con la falce divenne una vera è propria arte marziale chiamata Kama Jutsu; ancor oggi essa viene praticata in alcune scuole giapponesi di Kobudo secondo i kata Kanigawa e Tozan. Il Kama Jutsu si basa sull'abilità nel maneggiare contemporaneamente due Kama e di controllarli entrambi mentre si eseguono le tecniche di combattimento; le tecniche utilizzate in quest'arte marziale sono considerate particolarmente impegnative, perché rchiedono al praticante la capacità di concentrarsi simultaneamente sul movimento di due armi.
Formato da un corto bastone in legno dotato di una stretta lama (Shinagi) ricurva in ferro nell'estremità superiore, il Kama permette la pratica di svariate tecniche di difesa ed offesa da apportarsi in ogni direzione; usati in coppia permettono di fermare l'attacco di una qualsiasi arma bianca e di sferrare un immediato e efficace contrattacco sulla corta distanza. Nell'himo tuki nichogama, una particolare tipologia di combattimento con la falce, i Kama vengono legati ai polsi del praticante tramite una cordicella.  

SAI

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Il Sai è un tridente in ferro, munito di uno (jitte) o due uncini vicino all'impugnatura, era usato come arma da difesa dai poliziotti dell'epoca Edo (1603-1868), con esso le guardie paravano i fendenti di katana e ne spezzavano la lama.Il Sai è probabilmente un'arma poco popolare ma dietro alle sue origini vi è una storia sicuramente  affascinante. In realtà non è possibile stabilire con precisione quando il suo utilizzo marziale fu introdotto nell'Isola di Okinawa, ma è quasi certo che a portare questo strumento nella patria del Kobudo furono dei monaci cinesi immigrati.
aDel resto, in un'isola povera di metalli, uno strumento come il Sai non poteva che essere d'importazione.
Il Sai, non è altro che un adattamento all'uso pratico di un oggetto iconografico comune alla cultura sacra cinese e indiana, simboleggiante la potenza che protegge la dottrina del Buddismo. In numerose raffigurazioni, il dio Indra, nota divinità Indù che trova adepti anche presso i Buddisti, è stata raffigurata con in mano un'arma dalla cui imitazione è stato creato il Sai.
Si tratta quindi di uno strumento particolare, dove il Nunchaku trae origine dagli strumenti di lavoro dei contadini, il Sai affonda le sue radici nel sacro e nel mistero della religione.

Il Sai utilizzato dagli abitanti di Okinawa era sicuramente molto diverso da quello che viene utilizzato nel Kobudo contemporaneo. Il Sai moderno ha un corpo arrotondato, mentre quello originario era piatto; l'elsa (tsuka) era costruita in bambù e veniva assicurata con una corda; la punta (saki) e il pomo dell'elsa (tsuka - gashira), erano rese più pericolose grazie ad una punta acuminata; i bracci (yoku), e l'artiglio (tsume) che si dirama al di sopra dell'elsa, erano spesso assenti o modificati a seconda delle esigenze di coloro che utilizzavano il Sai.
Oggi il corpo del Sai è nella maggior parte dei casi rotondo od ottagonale e cavo al suo interno. Le parti metalliche necessitano di una cromatura in modo da evitare flessioni o rotture. L'artiglio è sempre presente e l’elsa viene avvolta con una corda o con strisce di pelle per rendere la presa più salda.
Il Sai è un'arma molto personale, e bisogna fare molta attenzione quando la si sceglie: di norma la lunghezza del Sai deve superare di soli 2 - 3 cm la distanza tra la punta del dito indice disteso e la punta del gomito.
Si tratta di uno strumento utile sia per l'attacco (percosse, colpi ed uncinamenti), che per la difesa (parate), e può essere fatto roteare in tutte le direzioni. Può essere impugnato come una spada (in questo caso la presa viene chiamata honte mochi), oppure, al contrario, utilizzato con la punta rivolta verso il gomito (gyakute mochi).

SURUCIN


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Praticamente è l’arma più antica, risale infatti all’età della pietra. È presente, quasi identica, in tutte le realtà territoriali del pianeta. Le Boolas argentine ne sono un tipico esempio. La lunghezza di quest’arma può essere di 90 cm, 150 cm, 180 cm o 240 cm. I tipi più corti, usati per il lancio, si aggrovigliavano al collo o agli arti dell’avversario o della preda. Il Surucin della scuola MATAYOSHI è composto da una corda che unisce due pietre forate.

 

KUWA (ZAPPA)


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È un’arma che trova sviluppo, insieme al KAMA, tra i contadini. Le tecniche e i kata di KUWA sono molto raffinate ed evoluti per la sintesi tecnica che hanno subito ad opera di maestri okinawesi e cinesi di arti marziali. Anticamente la KUWA era differente in quanto, al posto della lama di metallo, c’era un corno di animale fissato al manico.

 

L'ARCO 

L'uso dell'arco si perde nei tempi, c'è chi sostiene che per primi furono gli Ainu ("aborigeni" di pelle bianca) ad usarlo, altri sostengono l'ipotesi che furono tribù nomadi asiatiche o cinesi ad maneggiarlo per primi, fatto sta che l'uso dell'arco era considerata un'arte sacra (shagei).
Quest'arte di usare l'arco era ed è chiamata Kyujutsu ed era praticata anche in tempi di pace dato che i principali sostenitori erano nobili e personaggi di alto rango che si dilettavano a mostrare la loro bravura in quest'arte.L'arco, le frecce e la spada lunga facevano parte dell'equipaggiamento di tutti i nobili e il kyujutsu veniva insegnato a tutti i guerrieri, i migliori erano quelli a cavallo in quanto dovevano possedere una notevole coordinazioni di movimenti.Nelle battaglie gli arcieri avevano un posto privilegiato in quanto aprivano le ostilità con il lancio di una pioggia di frecce.

KYUDO

Le forme degli archi erano molte , ma la più famosa era sicuramente il daikyu, il lungo arco da 2 metri e da 2,70 metri, che determinò l'appellativo che i cinesi diedero ai giapponesi "Uomini dal lungo arco". Anche le punte ya erano di moltissime forme e materiali, le quali cambiavano a seconda dello scopo.
Oltre agli aspetti guerrieri e rituali, l'uso dell'arco fu insegnato alla classe militare per migliorare sotto l'aspetto della concentrazione, del coordinamento fisico e della respirazione.
L'arco giapponese, yumi è ancor oggi costruito con i materiali usate 400 anni fa, cioè bambù o legno, la corda tsuru è di tre tipi: naturale, sintetica e mista; gli tsuru sono rivestiti di un misto di olio e resina di pino che lega le fibre e rende la corda più forte. Particolarità della corda sono i nodi che la legano allo yumi: un nodo superiore rivestito di stoffa rossa che va riannodato periodicamente per garantire la giusta tensione.
Le frecce ya erano di vari tipi, erano fatte di bambù, con piume d'aquila alla cocca e con punte di forme diverse, alcune delle quali biforcute (karimata); le parti che costituiscono una ya sono: cocca (Yahazu), piume (Ya-no-ha); fusto (Ya-no-take), punta (Ya-no-ne).
Le frecce sibilanti, il cui rumore era in grado di spaventare e scacciare gli spiriti malvagi, erano chiamate Kabura-ya. Le punte di metallo delle frecce utilizzate dai samurai avevano varie forme e ogno clan predilegeva un tipo particolare di punta.

 

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I guanti per il Kyudo si chiamano Yugake e sono in pelle di cervo o di cuoio con inserto di legno o corno all'interno del pollice; esistono fondamentalmente tre tipi di yugake: mitsugake (a tre dita), yotsugake (a quattro dita), Morogake (a cinque dita). Sono tutti per la mano destra ed oltre a distinguersi per il numero di dita si differenziano anche per altri particolari. La scelta del tipo di guanto è determinata dallo stile Kyudo praticato.

 

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